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x "I Colli orientali del Friuli" hanno origini lontane, e offrono all'intenditore una gamma di vini vasta, ricca e squisita.Qui più che in molte altre parti d'Italia, il vino è parte intima della vita di ogni giorno. Il Friulano ha per il vino un suo culto; si può dire che fino a qualche decennio fa si sia preoccupato di consumarlo segretamente, geloso della produzione,senza alcuna ambizione di promozione. Questi vini sono un patrimonio ricchissimo e si propongono per una maggiore diffusione sul mercato. II comprensorio dei "Colli Orientali del Friuli", si estende lungo la fascia collinare orientale della provincia di Udine a ridosso del confine con la Repubblica di Slovenia. Da nord interessa del tutto o in parte i territori dei comuni di Tarcento, Nimis, Povoletto, Attimis, Faedis, Torreano. Attraversa la parte est di Cividale, per proseguire, nella stessa direzione verso S. Pietro al Natisone e Prepotto. Da qui prosegue a sud verso Premariacco, Buttrio, Manzano, S. Giovanni al Natisone e Corno di Rosazzo. Si tratta di rilievi collinari assai omogenei in quanto ad origine; frutto di una storia geologica complessa iniziata in tempi lontani 35, forse 55 milioni di anni or sono. La pianura friulana era allora invasa dal mare le cui coste si trovavano quasi a ridosso delle Alpi. Nel corso di millenni, mareggiate, fiumi e torrenti trasportarono in quell'"arcaico Adriatico" detriti, sabbie e argille dando origine a un lento processo di sedimentazione. Quando poi, a causa di imponenti movimenti tellurici, il mare si ritirò, emersero i dolci rilievi che oggi sono i Colli Orientali dei Friuli. Questi depositi si presentano come un'alternanza di strati di marne (argille calcaree) ed arenarie (sabbie calcificate) dall'aspetto molto tipico. Terreni straordinariamente votati alla viticoltura per la loro giacitura e composizione. Nel corso dei secoli, il profilo dei pendii è stato faticosamente modellato dalla paziente opera di sistemazione operata da generazioni di viticoltori. Cosicché, lo sguardo dei visitatore rincorre i gradoni e le terrazze vitate, ma si riposa spesso su ampie zone boscose, per poi spaziare sulla pianura incorniciata, all'orizzonte, dallo scintillare del mare. Le Alpi Giulie alle spalle e il mare Adriatico di fronte: questa è la migliore posizione geografica per la viticoltura! Qui la vite trova riparo dalle fredde correnti del nord e gode di una costante, benefica ventilazione. All'interno del comprensorio ci sono tuttavia infiniti microclimi: più freschi e umidi a nord a ridosso delle montagne; più miti e asciutti a sud dove, come 20, secoli or sono, assieme alla vite crescono e fruttificano gli ulivi, testimoni silenziosi di antichissime tradizioni contadine. Arte, cultura, storia e, naturalmente, vino: la zona di produzione dei vini DOC "Colli Orientali del Friuli", che ha in Cividale il suo capoluogo enologico ed il centro più conosciuto fuori dai confini regionali, è ancora tutta da scoprire - o quasi - dal punto di vista turistico e paesaggistico. A pochi chilometri da Udine e da località balneari ben note ai turisti italiani e stranieri, come Lignano e Grado, è possibile dedicarsi a un tipo di turismo diverso, adatto a quanti vogliono scoprire le tradizioni e la storia di terre ricche di bellezze naturali e di tesori artistici che sarebbe ingiusto definire minori. Dalle pendici del monte Bernadia, a nord, fino allo Judrio che segna il confine tra le province di Udine e di Gorizia, c'è solo l'imbarazzo della scelta: scoprire i ruderi di castelli medievali nei dintorni di Attimis, visitare monumenti religiosi come la Pieve di San Gervasio a Nimis o l'Abbazia di Rosazzo, Cividale con le sue vestigia romane e longobarde… Per gli sportivi, o per chi più semplicemente ama la natura, un'infinità di sentieri da percorrere in mountain-bike o tranquillamente a piedi, in un paesaggio dove armoniosamente si alternano boschi e vigneti. Vigneti che, inevitabilmente, ci riportano al vino. I 2300 ettari vitati di questo territorio sono stati ribattezzati "Parco della vite e del vino", felice sintesi di un progetto che vuole garantire alla vitivinicoltura il massimo dello sviluppo nell'ambito di una gestione integrata delle risorse economiche ed ambientali; una integrazione nella quale il turismo enogastronomico ha una parte importante. In questo progetto di sviluppo, è importante far conoscere le risorse del territorio; un compito al quale, con questo sito, il Consorzio per la Tutela dei vini DOC "Colli Orientali del Friuli" vuole almeno in parte contribuire. Probabilmente già i Celti, che occupavano queste terre qualche secolo prima, avevano iniziato ad apprezzare e a coltivare la vite, giunta - come dimostrano studi recenti - da est, forse dalla Turchia. Certo è che i vini friulani possono vantare oltre duemila anni di storia documentata: dal 180 avanti Cristo, quando i Romani (è Tito Livio che lo narra, nella sua storia di Roma) stabilirono la prima colonia nell'agro aquileiese. Un secolo più tardi, nel 53 a.C., Giulio Cesare fondò Forum Julii (si chiamava così l'odierna Cividale, da cui il nome Friuli): furono i suoi legionari, trasformati in pacifici coloni, a dare impulso alla viticoltura nei pendii soleggiati dei Colli Orientali. Durante i secoli successivi, la viticoltura si espanse notevolmente su tutte le colline cividalesi ma, come ogni altra attività economica, nel medioevo attraversò periodi difficili per lo più legati alle tormentate vicende politiche di queste terre di perenne frontiera. Ma anche da quei "secoli bui" giungono documenti che dimostrano l'importanza e la presenza del vino: nel "Pactum donationis" del 762 (periodo della dominazione longobarda) è documentato l'impegno dei "liberi coltivatori" a dare ogni anno cento anfore di vino al monastero femminile di Salt di Povoletto. Alla fine del Medioevo, il vino friulano (non più in anfore, ma in botti di legno) veniva trasportato nei paesi del nord Europa. Nei primi secoli del secondo millennio, per ridare impulso all'agricoltura prostrata dalle invasioni barbariche, i Patriarchi di Aquileia chiamano i monaci benedettini; tra i numerosi monasteri di quel periodo, l'abbazia di Rosazzo assume un ruolo trainante, e le colture specializzate - vite e olivo prime tra tutte - ritrovano la loro importanza nell'economia del territorio. Dopo i Romani, i Longobardi e lo Stato Patriarcale, il Friuli orientale passerà sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, del Regno Napoleonico e dell'impero austro-ungarico prima di riunificarsi, nel 1870, al Regno d'Italia. Ma da Giulio Cesare ai giorni nostri, attraverso venti secoli di storia, la coltivazione della vite e la produzione di vini famosi in tutto il mondo rappresentano un patrimonio di tradizione nel quale si innestano le radici della vocazione enoica dei Colli Orientali del Friuli. Una tradizione che ha permesso, ai produttori del XX secolo, di avviare un nuovo, fecondo periodo di espansione. |




